Non è immaginabile un tirolese senza la sua grappa, considerando tutte le occasioni in cui si celebra e si brinda. Dall'originaria "acquavite" è nato un eccellente prodotto di qualità.
Il giusto invecchiamento fa buona la grappa
Per ottenere l’amata grappa, in passato, si distillava praticamente tutto ciò che contenesse una quantità sufficiente di zucchero per essere trasformato in alcool nel corso del processo di fermentazione: bacche, frutta, ma anche patate, rape e diverse radici. Con l'obiettivo "grappa" in mente, non si prestava particolare attenzione alla qualità, ma si preferiva puntare a rese significative. Non è infatti un caso che questa "pregiata" bevanda fosse degustata molto fredda e in un solo sorso. Da qui, del resto, arriva anche il nome tedesco "Schnaps", che designa proprio la quantità che si era in grado di inghiottire in un solo sorso. Per la grappa vennero addirittura creati degli appositi bicchierini, che assunsero fogge molto diverse da quelli classici che venivano chiamati "Stamperln", come il bicchierino a forma di cane, lo "Schnapshund", e altre forme artistiche di vetro.

Nessuna tradizione senza distillati
Nel frattempo le cose sono molto cambiate. Grazie ai radicali miglioramenti sul fronte della qualità i produttori tirolesi hanno scalato l'Olimpo delle grappe, come confermano i numerosi riconoscimenti ottenuti in occasione di concorsi internazionali. E così anche la cultura tirolese della grappa è andata modificandosi. Sbaglia chi oggi beve in un solo sorso questi distillati che spesso non sono proprio a buon mercato. Oggi le grappe vengono degustate esattamente come avviene per il vino, valutandone in precedenza l'aroma olfattivo e quindi le caratteristiche che si rivelano al palato con la deglutizione, per abbandonarsi infine al piacere del gusto. Provare per credere!