"Spatzeln" deriva da Spatzen (passerotto): gli uccellini che un tempo si usava cacciare e grigliare allo spiedo. Molto più umana era ed è la loro preparazione con la farina. Anche se il nome nasconde che non si tratta della prelibata carne, ma "soltanto" di un prodotto vegetariano.
Il Tirolo settentrionale, non del tutto favorito da punto di vista climatico, puntò soprattutto sull'allevamento e sulla produzione di latticini. I cereali (soprattutto la segale e l'avena) potevano essere coltivati soltanto per coprire il fabbisogno privato, ma assicuravano lo stesso la sopravvivenza della maggior parte delle fattorie. La famosa "Mus", composta da farina e burro o strutto, era sulla tavola di tutti i giorni. Ciò che si riusciva a ricavare, soprattutto carne, burro e formaggio, veniva soprattutto venduto all'esterno o usato come merce di scambio per eventuali tributi.
Ciò che ne restava veniva cucinato con ricette sostanziose, e non era nient'altro che la combinazione di farina, grasso e formaggio. E proprio questo sono i famosi "Kasspatzeln" tirolesi.
Con farina, sale e acqua si prepara un impasto piuttosto compatto, ma ancora liquido. Con una "Spatzelhobel", una forma per gnocchetti, si fanno cadere nell'acqua salata bollente ottenendo così gnocchetti di circa 0,5 - 1 cm di diametro. Quando questi vengono a galla, li si scola. Finito.
In una grande padella, possibilmente in ghisa, si fanno dorare delle cipolle tagliate fini nel burro fuso. Si uniscono gli Spatzeln e si cospargono con abbondante formaggio (preferibilmente di montagna). Non appena il formaggio si scioglie, il piatto è pronto (dovrebbe filare). Chi lo desidera, può guarnire ulteriormente il piatto con cipolle arrostite. Serviti con una fresca insalata verde, vi garantiamo una perfetta base per i prossimi eccessi del Carnevale. Buon appetito!