Intorno all'11 novembre anche in Tirolo si mangia la tradizionale oca di San Martino. Molte locande preparano una vera e propria festa di San Martino e anche nelle case private i piatti a base di oca occupano un posto di rilievo. Ma "tradizionale" come in tanti vorrebbero, l'oca di San Martino in Tirolo non lo è.

La promozione quasi a "culto culinario" dell'oca di San Martino pare abbia preso spunto da una leggenda intorno alla figura di San Martino, vescovo di Tours, in Francia. Questi, infatti, si sarebbe opposto e avrebbe cercato di sottrarsi alla sua nomina a vescovo, ma un'oca starnazzante lo avrebbe scovato in modo tale da obbligarlo ad accettare l'incarico. Questa, la leggenda. È sicuro, invece che San Martino sia stato collegato all'oca per puro caso. L'11 novembre, giorno di San Martino, infatti, si usava celebrare feste autunnali, combinate con la riscossione dei soliti tributi da parte dei feudatari che, in varie regioni, erano costituiti proprio dalle oche. La leggenda di San Martino e delle oche è stata inventata molto più tardi.
Di fatto, in Tirolo l'allevamento delle oche (al contrario dell'Austria orientale) ha ricoperto soltanto un ruolo secondario: come tributi si prediligevano altri animali come mucche, pecore e maiali. Per questi motivi non si è diffusa particolarmente la tradizione dell'oca di San Martino. L'oca, come prelibatezza legata alla tradizione, è restata per secoli sconosciuta ai tirolesi.
Fu introdotta piuttosto dalla gastronomia: alcuni osti tirolesi alla ricerca di nuove specialità e strumenti di marketing sono quindi la causa di questa "tradizione" culinaria, introdotta da qualche decennio. Ma questo non significa di certo che l'oca di San Martino non sia buona: in fondo, non è la tradizione, bensì le capacità dei nostri cuochi a fare la differenza.