Grazie all'abbondanza di corsi d'acqua, da sempre il Tirolo ha vantato una grande riserva di pesci. In numerose locande sono preparati in modo raffinato e si procurano sempre più ammiratori. Tuttavia, non sempre è stato così.

Specialmente la popolazione rurale, che avrebbe dovuto avere l'accesso più diretto ai pesci, mostrava scetticismo nei confronti di questi prodotti naturali. E questo non aveva niente a che fare con i Conti del Tirolo, che si arrogavano il diritto di riservarsi pesca. La pesca di frodo, infatti, c'è sempre stata in Tirolo ed è sempre stata praticata con passione. Per le popolazioni rurali, i pesci appartenevano alla cucina dei "poveri": potevano essere catturati soltanto con una certa perdita di tempo e non "saziavano" poi tanto. Inoltre il pesce era il piatto caratteristico del tempo di Quaresima e veniva quindi collegato spesso alle settimane di penitenza che precedono la Pasqua. Una "cultura del pesce" in Tirolo fu viva pertanto per lungo tempo soltanto presso i nobili, il clero e la borghesia. Il famoso libro di cucina di Philippine Welser (XVI secolo) riporta pesci e gamberi d'acqua dolce fritti, pesce in gelatina e lucci in salamoia. Nei ricettari dei secoli successivi si trovano più di quaranta diverse ricette per la preparazione dei pesci locali. L'atteggiamento del "tirolese medio" nei confronti di questi prodotti naturali tanto sani e pregiati è cambiato relativamente tardi: fu il turismo del XIX e del XX secolo che, con la crescente richiesta di pesci locali e tradizionali, fu in grado di modificare anche le abitudini alimentari degli stessi tirolesi.