Visitare le tombe dei famigliari nel giorno dei morti e di Ognissanti è per tradizione un obbligo per tutti i tirolesi Ma indipendentemente dalle tristi giornate tirolesi, i cimiteri tirolesi invitano tutto l'anno ad essere visitati. Per godere un po' di tranquillità e per venire a conoscere un po' della cultura e della storia locale.
I cimiteri statali (anche in Tirolo) hanno una loro storia. Storie che da secoli o decenni sono caratterizzate dall'"idea" di separare i morti dai vivi e dalla concezione architettonica che ricorda verdi parchi. Il cimitero come luogo di meditazione, anche nella Capitale di Innsbruck, non è un caso singolare.
Oltre ai grandi cimiteri delle città, i piccoli cimiteri dei villaggi tirolesi sono dei luoghi molto particolari: già l'ubicazione nel contesto urbano dona loro una posizione di rilievo. Spesso si trovano nelle vicinanze di una chiesa parrocchiale e sono quindi in un modo o nell'altro direttamente integrati nel tessuto vitale della località. I morti restano tra i vivi. Almeno dal punto di vista geografico.
La cura delle tombe ricopre oggi come in passato un importante ruolo in Tirolo: anche se il rapporto con la morte acquista sempre maggior distanza, essa rispecchia il controllo sociale del paese. In questa ottica si dedica particolare attenzione alle tombe in occasione della festa di Ognissanti e di Natale.
Le tombe vengono adornate con ricche composizioni floreali e innumerevoli candele luccicano nei cimiteri. In qualche luogo si ritrova ancora la "tradizione" di visitare il cimitero con i bambini dopo il calar del buio in occasione di Ognissanti e di Natale, confrontando così il ricordo dei morti degli adulti con la gioia dei bambini alla vista delle numerose candele accese.
I cimiteri con le croci e le lapidi rispecchiano anche la storia culturale (regionale). In questi luoghi commemorativi si rivela tra l'altro il rapporto (personale) che si ha con la morte o si incontrano simboli figurativi appartenenti al passato come un orologio o uno scheletro. Quindi le croci dei cimiteri non danno solo informazioni sulle preferenze e le capacità artigianali di una regione, ma anche sul proprio rapporto (personale) artistico con la morte.