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Solo noi due

Aggiornato al 05.07.2021 in Benessere

Illustrazioni: Elena Xausa

Solo noi due
 
Da soli, in coppia, in una baita: l’apice di una vacanza romantica? E se poi ci si sente braccati e ci si annoia? Le vacanze si trasformano in una terapia di coppia?


In 30 anni di vita insieme e 25 di matrimonio, si accumulano un bel po’ di vacanze. I lunghi viaggi con lo zaino in spalla in Asia, le vacanze con i bambini, i viaggi in auto attraverso l’Islanda, la Romania e gli Stati Uniti, le vacanze trekking e quelle in bicicletta. Un sacco di ricordi, incontri, esperienze nuove. E adesso? Adesso vado con mia moglie per una settimana in una baita non gestita in Osttirol: la Gritzer Alm, a 2.005 metri di quota, sopra la valle di Defereggental, fuori dai sentieri battuti. Non c’è quasi nessuno in giro, la locanda più vicina è a un bel cammino di marcia e il cellulare non prende molto neanche con il bel tempo. Siamo in due. Così tanto in due, come non lo siamo da tanto. Nessuna evasione, nessuna distrazione, nessuna scusa.

“Dovrebbe trattarsi di una specie di terapia di coppia?” ci domandano gli amici a cui raccontiamo i nostri progetti per le vacanze. “Certo”, rispondiamo ridendo. Ma più passa il tempo, più ci chiediamo se sia stata davvero una buona idea. E se non ce la facciamo più a stare così tanto insieme e vicini? Dopo tutto, non siamo più dei ragazzini innamorati, bensì genitori di ragazzini innamorati. A casa, ci piace concederci i nostri spazi. Ci tratteniamo in stanze diverse, ci mettiamo le cuffie e siamo felici di avere le nostre libertà e i nostri appuntamenti individualmente. E ora dovremmo improvvisamente fare tutto al contrario? E cosa facciamo se piove tutto il tempo? Una crisi claustrofobica sarebbe il minimo. Meglio mettere in valigia qualche libro in più.  “Mica che finiamo col ritrovarci ancora a giocare a Non t’arrabbiare o a Uno”, scherza Christelle, che in parte condivide la mia avversione per i giochi da tavolo, ma in parte pensa che esageri un po’.

Solo noi due
 
Non appena entriamo per la prima volta nella baita, noto subito la targa di latta sul muro con la scritta: “Ricordati sempre di essere gentile con me”. “Ecco, guarda”, dico a Christelle. “Già letto”, risponde lei, sorridendo: “si riferisce a me, naturalmente”. L’inventario della Gritzer Alm comprende anche una tazza a forma di cuore, un tappetino da bagno a forma di cuore, candele a non finire e un accendino con un bradipo e la scritta “Slow down”. Intorno a noi: buone intenzioni a bizzeffe.
I primi giorni passano armoniosamente. Forse è perché la vita in baita detta lo scandire del tempo e crea una struttura fissa. E meno opzioni ci sono - questa per lo meno è la mia teoria - meno motivi di discordia ci sono. La prima cosa da fare al mattino è accendere il fuoco. Inevitabile. Senza discussioni. Abbiamo l’elettricità quassù, ma nessun fornello o bollitore elettrico. Allora mi tocca costruire una piccola piramide di trucioli e metterci sotto un cubetto accendifuoco. Due minuti più tardi, nella stufa a legna si sente uno scoppiettio e un crepitio leggero. È il momento di riempire la Bialetti e scaldare il latte. C’è modo migliore per iniziare la giornata?

Nella vita quotidiana, le nostre mattine non sono così sincronizzate: “A casa fai sempre tanta fatica ad alzarti dal letto”, dice ridendo Christelle, che si alza un’ora e mezza buona prima di me e solitamente esce di casa prima che io abbia raggiunto lo stato di minima coscienza. Qui è più facile alzarsi.

Solo noi due

 

Finalmente fuori dalla baita

E già che la stufa è calda, prepariamo anche il tè e il porridge di miglio. Porridge di miglio? I panini freschi sono difficili da trovare, qui a 2.000 metri, e il pane che abbiamo portato con noi deve bastarci per tutta la settimana. Lo conserviamo insieme a frutta, verdura, birra e vino nella dispensa, un piccolo ripostiglio costruito a ridosso della roccia fredda sul retro della baita.

Per quanto riguarda il cucinare, non volevamo rinunciare a niente. In fondo, tagliuzzare le verdure è anche un modo per passare il tempo. Cuciniamo uno alla volta, però. Cucinare insieme non è mai stato il nostro forte. “Non proviamoci neanche qui a farlo”, dice Christelle.
Comunque sia, ci siamo portati appresso un sacco di provviste: formaggio, ricotta, marmellata, speck e aromi che ho porzionato per ogni giorno. Timo, origano e dragoncello per gli spaghetti ai carciofi, cumino e noce moscata per la vellutata di formaggio di montagna. A casa, a Monaco di Baviera, riesco a malapena a pianificare il menù per due giorni. Qui siamo arrivati con un menù settimanale completo. “Eccellente”, mi elogia mia moglie: “Hai davvero superato te stesso”.

Solo noi due

Ma ora è giunto il momento di uscire dalla baita. Almeno su questo, Christelle ed io siamo sempre stati d’accordo: non appena possibile e finché è possibile, si fanno escursioni. Non c’è molto da discutere a proposito. Soprattutto non qui. Prepariamo una colazione al sacco, lo zaino, e si parte! Scegliere il percorso è, come sempre, compito mio. Christelle è felice di non doversene occupare. Non vede alcuna ragione per mettere improvvisamente in discussione in modo ossessivo ogni forma di suddivisione dei compiti. Quindi, quando cerco di mostrarle sulla cartina cosa ho in mente di fare, lei risponde soltanto: “perfetto”.
 
Il più delle volte ci mettiamo in cammino prima delle 9. I sentieri ci portano allo Steitenegge, ai laghi Gritzer See e al Gasser Hörndle. Ovunque decidiamo di andare, ci lasciamo in poco tempo il limitare della fascia boschiva alle nostre spalle. Il limitare della fascia boschiva più alto delle Alpi, come ci spiega Thorsten, il gestore del rifugio Speikbodenhütte. “Dipende dall’aria mite che sale sul passo dall’Alto Adige”, dice.
Al momento, però, vediamo provenire dall’Italia soprattutto enormi masse di nuvole. La app per il meteo prevede temporali. Per ogni singolo giorno del nostro soggiorno. Oggi, a partire dalle ore 15.00. “Se capita, dovete correre”, ci allerta Thorsten: “Con i fulmini, qui, c’è davvero poco da scherzare”

Un fulmine per ogni secondo

Il tempo apocalittico ci fa ricordare della nostra prima vacanza insieme. Trent’anni fa eravamo stati con lo zaino in spalla nei Pirenei e notte dopo notte eravamo stati sorpresi da temporali spettacolari. I fulmini squarciavano il cielo ogni secondo, mentre la pioggia scrosciava sulla nostra tenda. “Il fatto che siamo sopravvissuti a quella vacanza”, dico, “è stato di buon auspicio per il nostro rapporto”.
Per fortuna che i pericoli del meteo non riescano a rovinare il nostro umore neanche dopo tanti anni. Anche se dobbiamo ammetterlo: a differenza della Spagna nel 1991, questa volta abbiamo un tetto sulla testa. In una baita accogliente è facile resistere alla pioggia battente sulle finestre e ai chicchi di grandine che rotolano nelle crepe delle vecchie travi.

Solo noi due

Ci prepariamo un tè e osserviamo l’infuriare della tempesta. Abbiamo abbastanza libri con noi, ognuno i suoi, naturalmente. Anche in questo caso, non vogliamo strapazzare oltremodo il nostro equilibrio di coppia. Ognuno è libero di decidere autonomamente in quali mondi di lettura voglia immergersi.
 
Non appena il sole risplende di nuovo, ci sediamo all’aperto con i nostri libri. Un velo di vapore si alza sopra i cembri e i rododendri, le calendule, i denti di leone, le calte palustri, gli anemoni, le genziane e i nontiscordardime. È davvero romantico l’essere circondati da un tappeto di fiori.
Io curioso in un grande libro sulle piante che ho trovato in camera da letto, Christelle è sulla sedia a sdraio intenta a seguire un camoscio con il binocolo. Ranuncolo, leggo. Manina rosea, Giglio martagone. “Da quand’è che ti interessi di botanica?” domanda mia moglie. “Non lo so neanch’io”, rispondo. “Deve essere l’aria d’alta quota”. E mi accorgo, improvvisamente, che Christelle fa ancora la sua bella gran figura. Ma che c’entra ora?
Ogni giorno che passa, il paesaggio intorno a noi diventa più familiare. Le vette antistanti, le baite fatiscenti nel pascolo, il ponte e il bosco muschioso proprio sotto di noi. I campanacci delle mucche tintinnano tutto il giorno. A differenza dei nostri cellulari. Non suonano mai. Il segnale è troppo debole. Alleluia! Nessuno ci disturba. Nessuno ci rompe le scatole.

La malga Gritzer Alm

A proposito, la Gritzer Alm è anche adatta per vacanze in famiglia o gite con gli amici. Questa bellissima e spaziosa baita può essere prenotata all’indirizzo kleinlercher.ida@gmail.com

Per due sere mi aggiro da solo intorno alla baita per un’oretta dopo cena per scattare delle fotografie. È una bella sensazione, ma è altrettanto bello poi riguardare le foto insieme e ripensare alla giornata trascorsa. Ci sentiamo a nostro agio. I nostri timori erano infondati. Non ci siamo sentiti in gabbia, né abbiamo iniziato a discutere di inezie che spesso causano grandi sfuriate nella vita quotidiana. 24 ore su 24, 7 giorni su 7 in coppia non sembra essere un problema qui. È bello e sorprendentemente naturale.
 
La sera dopo i temporali ci sediamo sui tappetini, che fanno da cuscino sulle strette panchine davanti alla baita. Accanto a noi, ordinatamente accatastata, legna da ardere che profuma di resina. Davanti a noi il panorama con le vette Wagenstein, Hochleitenspitze, Großer Leppleskofel, Roter Spitze, Weißer Spitze e Gamsburg. Il cielo è quasi senza nuvole. Gli insetti ronzano, la fontanella sul tornante sotto di noi gorgoglia senza tregua. Il mio sguardo si sofferma sulla balaustra sbiadita dal sole, che è stata riparata con un’asse nuova di zecca. Sul masso di pietra che è stato infilato sotto la scala esterna, per evitare che crollasse. Ovunque è stato riparato qualcosa. Qui un cuneo, là una trave nuova. Una baita come questa, penso tra me e me, è la metafora di un rapporto di lunga durata in cui c’è sempre qualcosina da rimettere a posto. Ma sono le scalfitture e le crepe a renderla davvero speciale. Mentre annoto i miei pensieri, penso che siano piuttosto smielati.

“Cosa stai scrivendo?”, mi domanda Christelle. “Oh, niente di che”, rispondo io. “La quiete quassù mi fa davvero bene”, continua mia moglie. “Non soltanto a te”, rispondo prendendo due birre dal frigo. “Alla nostra”, brinda Christelle, baciandomi via la schiuma della birra dalle labbra: “Una terapia di coppia come questa è davvero una grande, bella cosa”.

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