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Il Tirolo visto con altri occhi

Aggiornato al 17.01.2022 in Tips, Foto: Espen Eichhöfer

Cercare l’avventura a casa propria: una cosa più facile a dirsi che a farsi. La vita quotidiana e la routine sono potenti avversari quando si tratta di riscoprire ciò che già ci è familiare. Ma c’è un trucco infallibile per ritrovare il fascino delle cose.

Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Da fotografo, viaggio spesso da solo. Forse è per questo che mi piace fotografare le persone. Il giorno in cui è stata scattata questa foto a Vals, non avevo incontrato quasi nessuno. Sono passato da una valle laterale all’altra, alla ricerca di un buon soggetto, ma non ho incontrato anima viva. Preso da un certo senso di frustrazione, mi sono fermato ad osservare un piccolo gregge di capre. Mentre stavo tornando alla macchina, ho improvvisamente colto lo sguardo di questo poliziotto. Silenzioso, stoico, umano. Anche se di cartone. Il ritratto che ne è risultato è stato in realtà soltanto il primo di tanti begli scatti fatti in questa valle”.
Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Da fotografo, viaggio spesso da solo. Forse è per questo che mi piace fotografare le persone. Il giorno in cui è stata scattata questa foto a Vals, non avevo incontrato quasi nessuno. Sono passato da una valle laterale all’altra, alla ricerca di un buon soggetto, ma non ho incontrato anima viva. Preso da un certo senso di frustrazione, mi sono fermato ad osservare un piccolo gregge di capre. Mentre stavo tornando alla macchina, ho improvvisamente colto lo sguardo di questo poliziotto. Silenzioso, stoico, umano. Anche se di cartone. Il ritratto che ne è risultato è stato in realtà soltanto il primo di tanti begli scatti fatti in questa valle”.

Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Vivo in una grande città, dove gli spazi sono ben definiti: le strade, per esempio, sono riservate alle automobili. Le galline e le anatre della Ötztal, invece, sembrano palesemente considerare le cose diversamente da me, uomo di città. Questo è stato, infatti, il motivo per cui mi sono fermato. I volatili non sembravano minimamente impressionati dalla mia macchina, se ne stavano lì senza spostarsi. Non appena sono sceso dall’auto per fotografarli, si è aggiunta pure un’oca che ha preso ad attaccarmi. Mi sono rifugiato nel mio veicolo, aspettando che l’oca perdesse l’interesse. Ma è tornata subito alla riscossa, non appena sono sceso di nuovo per scattare altre foto. Abbiamo ripetuto la scena un po’ di volte, fino a quando non mi sono arreso e me ne sono andato con le foto che ero riuscito a scattare fino a quel momento”.
Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Vivo in una grande città, dove gli spazi sono ben definiti: le strade, per esempio, sono riservate alle automobili. Le galline e le anatre della Ötztal, invece, sembrano palesemente considerare le cose diversamente da me, uomo di città. Questo è stato, infatti, il motivo per cui mi sono fermato. I volatili non sembravano minimamente impressionati dalla mia macchina, se ne stavano lì senza spostarsi. Non appena sono sceso dall’auto per fotografarli, si è aggiunta pure un’oca che ha preso ad attaccarmi. Mi sono rifugiato nel mio veicolo, aspettando che l’oca perdesse l’interesse. Ma è tornata subito alla riscossa, non appena sono sceso di nuovo per scattare altre foto. Abbiamo ripetuto la scena un po’ di volte, fino a quando non mi sono arreso e me ne sono andato con le foto che ero riuscito a scattare fino a quel momento”.

Un fiocco di neve che spunta dal nulla e si posa per un attimo sulla punta del naso come un cristallo perfettamente formato, prima di sciogliersi. Molecole di nebbia, che avvolgono lo scuro bosco di montagna in un’atmosfera dorata dai raggi del sole mattutino. Una mucca che con i suoi occhi profondi osserva i gesti del contadino e sa subito dove deve andare. 

Attimi di perfezione che dovrebbero stupirci, ma le persone che hanno la fortuna di trascorrere molto tempo in Tirolo tendono a non notare più.

Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “A me, che non ero stato mai prima in Tirolo, molti posti sono sembrati fuori dal comune, una sensazione che si è amplificata presso il monastero di Zams. Da un lato, c’era il paesaggio con i suoi ripidi pendii alpini. Anche in Norvegia, la mia terra natale, ci sono delle montagne, ma hanno una forma molto più arrotondata e sono più basse. Ma ciò che mi ha sorpreso ancor di più è stata l’azienda agricola monastica. Non sapevo nemmeno che esistesse una cosa del genere. La suora della foto è cresciuta in una fattoria ed è stato bello osservare il suo attaccamento agli animali. Ho avuto subito la sensazione che qui regnasse una buona atmosfera”.
Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “A me, che non ero stato mai prima in Tirolo, molti posti sono sembrati fuori dal comune, una sensazione che si è amplificata presso il monastero di Zams. Da un lato, c’era il paesaggio con i suoi ripidi pendii alpini. Anche in Norvegia, la mia terra natale, ci sono delle montagne, ma hanno una forma molto più arrotondata e sono più basse. Ma ciò che mi ha sorpreso ancor di più è stata l’azienda agricola monastica. Non sapevo nemmeno che esistesse una cosa del genere. La suora della foto è cresciuta in una fattoria ed è stato bello osservare il suo attaccamento agli animali. Ho avuto subito la sensazione che qui regnasse una buona atmosfera”.

Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Questo misterioso blocco di ghiaccio a Schmirn mi ha affascinato immediatamente. Perché si trova lì? Chi l’ha fatto? È stato realizzato per i turisti? Si tratta di una trovata del comune? O di un artista? Gli ho girato intorno alcune volte in cerca di risposte. C’erano altri due gruppi che osservavano questa cosa con altrettanto interesse. Quando mi sono avvicinato a loro, ho scoperto che erano turisti come me, e ugualmente perplessi. Fino ad oggi non ho ancora scoperto perché il blocco fosse lì”.
Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Questo misterioso blocco di ghiaccio a Schmirn mi ha affascinato immediatamente. Perché si trova lì? Chi l’ha fatto? È stato realizzato per i turisti? Si tratta di una trovata del comune? O di un artista? Gli ho girato intorno alcune volte in cerca di risposte. C’erano altri due gruppi che osservavano questa cosa con altrettanto interesse. Quando mi sono avvicinato a loro, ho scoperto che erano turisti come me, e ugualmente perplessi. Fino ad oggi non ho ancora scoperto perché il blocco fosse lì”.

Smettere di stupirsi è tanto spiacevole quanto normale quando si diventa grandi. Gli esperti di scienze neurologiche affermano che il cervello tende al risparmio di energia, cercando una ripetitività nelle cose che gli permetta di non sforzarsi troppo. Dopo tutto, i bambini devono andare a scuola e la macchina va portata in officina: resta poco tempo per estasiarsi davanti alla struttura delle briciole della fetta di pane sul piatto della colazione. Ma non sono solo le esigenze e le abitudini della vita quotidiana che ci impediscono di meravigliarci. Mai prima d’ora siamo stati esposti a tanta abbondanza di immagini, video e notizie. Il risultato: siamo meglio informati, abituati a classificare i fatti e a creare connessioni, ma allo stesso tempo, siamo più disincantati rispetto alle novità, meno propensi a lasciarci emozionare dalle sensazioni. 

Che sia il bagliore diffuso della Via Lattea o il panorama alpino che si apre ai nostri occhi: anche se difficilmente siamo in grado di spiegare questi fenomeni meravigliosi su due piedi, sappiamo che la scienza può farlo. Ma chi dietro ad ogni meraviglia vede soltanto una domanda per il motore di ricerca, riuscirà difficilmente a restare a bocca aperta. Riesce a stupirsi chi non vuole categorizzare, archiviare e capire tutto a priori. Eppure, tutti noi siamo alla ricerca di momenti di stupore. Il desiderio di provare sensazioni travolgenti ci porta a fare sacrifici: faticosi tour in vetta, code alle biglietterie degli impianti di risalita, viaggi in aereo. Ma può valerne la pena. Chi si meraviglia, infatti, riesce a cogliere l’attimo, a sfuggire dalla quotidianità e ad abbandonarsi a una meravigliosa sensazione di estasi. Secondo Goethe il brivido di meraviglia è la parte migliore dell’uomo, mentre per Platone era
all’origine di ogni filosofia. Il confronto con l’inatteso, infatti, stimola a ricercare la conoscenza.

Ma anche la scienza moderna conferma il fatto che lo stupore ci rende persone migliori. Psicologi americani hanno, infatti, appurato che le persone colte dallo stupore risultano più disponibili e collaborative. In uno studio, una parte dei soggetti partecipanti era stata invitata a camminare sotto alberi di sequoia, mentre l’altra a riunirsi in un anonimo edificio per uffici. Il risultato: i partecipanti che avevano provato stupore erano più bendisposti o più propensi ad aiutare gli altri, per esempio raccogliendo cose fatte cadere accidentalmente. Secondo i ricercatori la ragione di questo comportamento altruista sta nel fatto che la persona affascinata dall’inatteso tende a mettersi meno al centro della propria attenzione. 

Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Ciò che mi ha costantemente affascinato durante il mio viaggio attraverso il Tirolo è stato il bellissimo legno che viene utilizzato nelle costruzioni. Non avevo mai visto questa tonalità prima di allora. Non so se si tratti di una particolare specie di albero o se il legno abbia semplicemente modificato il suo colore a causa di determinate condizioni climatiche. Comunque sia, il legno in Tirolo mi è sembrato talmente bello da doverlo fotografare in continuazione. Nel caso del portone di questa stalla nella Ötztal, sono stato colpito soprattutto dalla disposizione degli elementi. Una composizione casuale che sembra quasi voluta, e in realtà rispetta i parametri della sezione aurea. A Berlino si va alla scuola d’arte per riuscire in un simile intento, in Tirolo, un contadino ci riesce anche così”.
Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Ciò che mi ha costantemente affascinato durante il mio viaggio attraverso il Tirolo è stato il bellissimo legno che viene utilizzato nelle costruzioni. Non avevo mai visto questa tonalità prima di allora. Non so se si tratti di una particolare specie di albero o se il legno abbia semplicemente modificato il suo colore a causa di determinate condizioni climatiche. Comunque sia, il legno in Tirolo mi è sembrato talmente bello da doverlo fotografare in continuazione. Nel caso del portone di questa stalla nella Ötztal, sono stato colpito soprattutto dalla disposizione degli elementi. Una composizione casuale che sembra quasi voluta, e in realtà rispetta i parametri della sezione aurea. A Berlino si va alla scuola d’arte per riuscire in un simile intento, in Tirolo, un contadino ci riesce anche così”.

Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “All’inizio del mio viaggio, mi sono imbattuto in un vicolo cieco. La valle dove volevo recarmi era chiusa per pericolo valanghe. Dapprima ero infastidito da questo contrattempo: non avevo mai avuto a che fare con le valanghe prima di allora e avevo sempre pensato che, comunque, non si staccassero quasi mai. Ma col tempo ho capito quanto siano onnipresenti in Tirolo. È stato anche grazie a quest’uomo nella valle di Kaunertal che l’ho capito. Ha, infatti, risposto molto volentieri alle mie numerose domande. Ora, non solo conosco la differenza tra una valanga di neve a debole coesione e una valanga nubiforme, ma so anche quanto questo fenomeno sia presente nella vita quotidiana delle persone che abitano qui”.
Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “All’inizio del mio viaggio, mi sono imbattuto in un vicolo cieco. La valle dove volevo recarmi era chiusa per pericolo valanghe. Dapprima ero infastidito da questo contrattempo: non avevo mai avuto a che fare con le valanghe prima di allora e avevo sempre pensato che, comunque, non si staccassero quasi mai. Ma col tempo ho capito quanto siano onnipresenti in Tirolo. È stato anche grazie a quest’uomo nella valle di Kaunertal che l’ho capito. Ha, infatti, risposto molto volentieri alle mie numerose domande. Ora, non solo conosco la differenza tra una valanga di neve a debole coesione e una valanga nubiforme, ma so anche quanto questo fenomeno sia presente nella vita quotidiana delle persone che abitano qui”.

Se la nostra concezione del mondo viene scossa - anche solo per un attimo - siamo più in grado di vederci come parte di qualcosa di più grande. Nelle persone capaci di ammirare regolarmente il proprio ambiente con stupore, l’ego - altrimenti così dominante - passa in secondo piano e il prossimo viene preso più in considerazione. Ci sono quindi buone ragioni per stupirsi ancora. Eppure, la decisione di affrontare la propria quotidianità con gli occhi stupiti di un bambino è più facile da prendere che da attuare. È possibile imparare di nuovo a meravigliarsi? 

In effetti, c’è un trucco per riscoprire ciò che ci è familiare. Tutto ciò che ci occorre è un po’ di tempo libero e un paio di occhi freschi, da prendere in prestito da un amico che non ha mai messo piede sulle Alpi - come Espen Eichhöfer, per esempio, il fotografo di questa serie fotografica, che conosce il regno montano dalla sua Norvegia, ma non del Tirolo. 

Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Da pensatore visivo, affronto le cose con una determinata forma mentis: ho sempre delle immagini in testa, anche di posti in cui non sono mai stato. L’immagine idealizzata delle montagne coperte di neve è una di queste, e genera in me una dicotomia: da un lato, non voglio fotografare qualcosa che sia già stato immortalato un miliardo di volte. Dall’altro, però, resto talmente affascinato dal fatto che questo universo alpino esista davvero - e non solo sulle cartoline - che cedo.  Arrancando nella neve alla vista dell’Olperer che improvvisamente si immergeva in questa splendida luce sopra la Valser Tal, ho dovuto arrendermi al fascino di tanta bellezza, e non mi importava più di quante volte fosse già stata scattata una fotografia simile. In quel momento ho semplicemente dovuto premere il grilletto”.
Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Da pensatore visivo, affronto le cose con una determinata forma mentis: ho sempre delle immagini in testa, anche di posti in cui non sono mai stato. L’immagine idealizzata delle montagne coperte di neve è una di queste, e genera in me una dicotomia: da un lato, non voglio fotografare qualcosa che sia già stato immortalato un miliardo di volte. Dall’altro, però, resto talmente affascinato dal fatto che questo universo alpino esista davvero - e non solo sulle cartoline - che cedo.  Arrancando nella neve alla vista dell’Olperer che improvvisamente si immergeva in questa splendida luce sopra la Valser Tal, ho dovuto arrendermi al fascino di tanta bellezza, e non mi importava più di quante volte fosse già stata scattata una fotografia simile. In quel momento ho semplicemente dovuto premere il grilletto”.

Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Anche se a prima vista possa sembrare il contrario: per me, questa macchina e il suo carico sono bilanciati in maniera sublime. La persona che ha caricato i tronchi conosce sicuramente il carico massimo che può mettere nella sua autovettura prima che crolli. In Tirolo mi sono imbattuto più volte in questo senso pratico, accompagnato da sagacia, come qui a Vals”.
Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Anche se a prima vista possa sembrare il contrario: per me, questa macchina e il suo carico sono bilanciati in maniera sublime. La persona che ha caricato i tronchi conosce sicuramente il carico massimo che può mettere nella sua autovettura prima che crolli. In Tirolo mi sono imbattuto più volte in questo senso pratico, accompagnato da sagacia, come qui a Vals”.

Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Questo cavallo sta provando a fare la mucca? O il cavallo è d’esempio per la mucca? Osservando questi due, ho avuto improvvisamente l’impressione che fossero imparentati tra loro, e la somiglianza nella forma dei loro corpi mi ha in qualche modo incuriosito. Mi sono poi soffermato in questa fattoria della Paznaun perché trovavo il posto particolarmente suggestivo. Gli animali e io, io e gli animali. Il sole. Un mondo perfetto. Non so spiegare esattamente perché, ma in quel momento avevo bisogno della quiete che questo posto sembrava emanare”.
Cosa ha da dirci a proposito il fotografo Espen: “Questo cavallo sta provando a fare la mucca? O il cavallo è d’esempio per la mucca? Osservando questi due, ho avuto improvvisamente l’impressione che fossero imparentati tra loro, e la somiglianza nella forma dei loro corpi mi ha in qualche modo incuriosito. Mi sono poi soffermato in questa fattoria della Paznaun perché trovavo il posto particolarmente suggestivo. Gli animali e io, io e gli animali. Il sole. Un mondo perfetto. Non so spiegare esattamente perché, ma in quel momento avevo bisogno della quiete che questo posto sembrava emanare”.

Quindi, si gira un po’ intorno, soffermandosi in luoghi scontati per una persona, ma completamente estranei all’altra. Ci si lascia ipnotizzare dal dolce ondeggiare di un possente acero montano, si ammirano i legami tra le generazioni di una fattoria, si resta sorpresi dall’audacia con cui il branco di camosci va alla ricerca di cibo su un ripido pendio coperto di neve e, prima ancora di rendersene conto, il Tirolo già forse troppo familiare, si rivela di nuovo per quello che è: stupefacente.

Ogni mattina Wolfgang Westermeier va in ufficio in bicicletta e ama provare cose nuove nei fine settimana in Tirolo, dai giri in mongolfiera in inverno alle competizioni di trail running.

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